Dopolavoro Fs Ventimiglia, sabato 7.11.15, h.16-19: assieme ai FEDERALISTI EUROPEI, un convegno che già avrebbe dovuto tenersi quest’estate, quando gli avvenimenti al confine italo-francese raggiunsero risonanza nazionale, e non solo. Ma ecco le obiezioni radicali, scevre da ogni retorica:

1°: Ventimiglia non è città di confine, posto che i confini, in Europa, sono ufficialmente aboliti. Eppure i francesi – sì, proprio quelli di Libertè, Egalitè, Fraternitè – mostrano una curiosa elasticità interpretativa dei valori da loro stessi professati, al punto di appellarsi, di volta in volta, ai trattati di Dublino e Chambery (incuranti del fatto che, di solito, la norma successiva invalida la precedente) e ora si apprestano ad applicare di nuovo quello di Schengen…

2°: passerella di politici nazionali, pastori di anime e autorità costituite, come se il problema non fosse, evidentemente, transnazionale e al di là di ogni appartenenza. Dalla Lega Nord al Pd, dai grillini ai sinistri professionisti, dall’Imam al Vescovo, tutti hanno detto la loro e profittato dell’occasione di visibilità concessa da Tv e media, quasi che Ventimiglia fosse occupata da invasori alieni, mentre in realtà, a parte la zona dei Balzi Rossi e l’area adiacente la stazione, nelle vie cittadine nulla è mai cambiato per la vita – e il commercio – della città.

3°: al di là dei NoBorders, che pure hanno espresso, a modo loro, un sentimento solidale e umanitario, come la mettiamo con la tanto decantata Libera circolazione delle merci, dei capitali e delle PERSONE? E’ un caposaldo della visione liberale classica, non una velleità estremista o antagonista: antagonista a che cosa? A libertè egalitè fraternitè, alla libera circolazione delle persone? Rinnegare tali principi equivale all’Avemo scherzato, ragazzi! Significa ridicolizzare i fondamenti della cultura europea, occidentale, democratica.

4°: il mondo si ferma davanti al condominio. Sì che l’edificio a fianco alla stazione ha dovuto accollarsi un gran numero di ospiti inattesi, con disappunto dei residenti stanziali, ma vogliamo sperare che i problemi epocali e mondiali abbiano la precedenza su quelli condominiali! Oppure no: la prospettiva europea e il tema dell’immigrazione – inarrestabile – ha da bloccarsi davanti al tinello delle nostre consolidate abitudini? Un minimo senso delle proporzioni non guasterebbe. Dice: Non possono mandarli al parco Roja? Non si fidano, forse? Temono una deportazione chissà dove? Risposta: Chi viene dall’Africa ignora ove sia Bevera: meglio non fidarsi, dunque. Ma perchè, noi italiani ci fidiamo, forse, dello Stato italiano? Abbiamo motivo di fiducia verso tale Entità?

C’è una splendida soluzione a portata di mano: in via Roma c’è l’hotel Splendid, chiuso da anni, col palazzo soprastante tutto vuoto: in Germania, e pure a Milano, si è requisito per molto meno.

5°: vecchi terroni contro nuovi terroni. E’ triste, ma è così: da popolo di migranti (immemori) rischiamo di diventare tutt’altro che inclusivi, facendo pagare ai nuovi venuti frustrazioni storiche maldigerite. E poi, di quale invasione andiamo cianciando? Per certi aspetti, l’invasione c’è già stata: mafiosi, ‘ndranghetisti, camorristi, massoni indigeni e prefetti del triangolo Napoli-Salerno-Benevento (chissà come mai); una nuova invasione può forse “rimediare” a quanto già avvenuto.

6°: Istituzioni dentro, migranti fuori: patrocinio della Camera dei Deputati, palcoscenico per il Sindaco; ma i titolari del Dopolavoro faranno entrare i migranti…poco distanti, oppure temono che la loro affezionata clientela (pensionati bevitori di caffè e giocatori di carte) possa risentirne? Escluderli… ci pare sarebbe un po’ come fare un conferenza sulle farfalle e… tener fuori le farfalle!

Il GRAF [gruppo radicale Adele Faccio] è associazione riconosciuta dal soggetto politico nazionale (v. sito radicali.it), a sua volta elemento costitutivo del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, Organizzazione Non Governativa presso l’Onu.

Transnazionale come i federalisti europei di Altiero Spinelli o gli esperantisti di Zamenhof, i primi a battersi per una maggior comprensione – innanzitutto linguistica – fra i popoli.

Noi abbiamo scelto la sede dell’incontro, a suo modo simbolica, vista la vicinanza con il centro di accoglienza; noi abbiamo messo in contatto i dirigenti federalisti di Torino e Milano e quelli locali, intemeli, di cui è nota l’attività coerente e seria, sobria e tenace.

Per l’Associazione Radicale ‘GRAF’: Gian Piero Buscaglia